Alle volte è sufficiente chiudere i telefoni nel bagagliaio e aprire il cabrio.Però oggi piove. Fuggirò domani. Forse
Alle volte è sufficiente chiudere i telefoni nel bagagliaio e aprire il cabrio.
Decisamenente si tratta di questo.
I doppiatori americani (noi ci siamo beccat, come detto, Fabio Volo per PO e gli altri non sono neanche nominati...) sono Jack Black nel ruolo del panda, Dustin Hoffman in quello del maestro, mentre invece la tigressa è Angelina Jolie. Jackie Chan è la scimmia.
In conclusione, inutile vi dica il finale e in ogni caso, nonostante le critiche, mi è piaciuto.



Sono di una pigrizia che ha del patologico che mal si concilia con la mia immaginazione, anche se sarebbe più realistico chiamarla realizzazione. Ho più idee che forza fisica. In genere riesco ad attuarle ma l'energia che serve fatico a mantenerla. Mi stanco prima e parto per nuove avventure. Lo studio è quasi a posto e io sono a pezzi, neanche l'avessi montato io. Eppure ho sempre creduto di essere tranquilla. Come un tornado, direbbe qualcuno.


E' un dato di fatto. Milano ha un clima tropicale paragonabile a quello dei Caraibi.
Allora mi chiedo, perchè non ci mettono l'acqua?
Qualche bel miliardario (ma anche brutto chissefrega) che passasse per caso da queste parti perchè non mi spiana qualche area centrale, butta sto cazzo di pavè (che c'inciampo sempre con i tacchi) e non ci installa bel piscinone tropicale? Ingresso (caro, così mi viene anche il Ranzani) Aperitivi in acqua e Milano torna da bere.
Porca miseria. Che caldo maledetto.
Chi crede nel destino giustifica l'inerzia.
(Cicerone)

Condivido il pensiero di Cicerone al riguardo, ma ieri è accaduta una cosa strana. Sono salita su questo treno in anticipo ed il vagone era quasi vuoto, anche se i pochi presenti avevano delle valigie ingombranti da sistemare. Un po' seccata e soprattutto assonnata, mi sono seduta al primo posto che mi è capitato. Guardo la prenotazione e scopro che è il mio posto.
Sono rimasta piacevolmente sorpresa. Forse la fortuna ha qualche simpatia...
Non mi è chiaro (ancora) se sia più faticoso lavorare o andare in vacanza, sopratutto quando breve.
Torno carica di valigie con nessuna voglia di scaricarle dalla macchina.
Le mail in entrata sono di una quantità inquietante.
Le telefonate da fare sono un fastidio paragonabile (con difficoltà) a quello che provo ogni volta che mi capita per sbaglio di vedere la Marini.
Persino i nuovi preventivi mi costano una fatica improponibile.
Ho un sonno arretrato imbarazzante.
La posta cartacea supera la noia delle mail. Ti tocca pure aprirla.
Pigrare diventa sempre più impegnativo.

Tanti pensieri Poche parole. Sarà l'eccesso di mobilità.
Decisionista confusa, un trauma, in pratica. Qualcuno (molti, direi troppi) dice che avere pochi dubbi è da imbecilli...sarà io quando ne ho un paio già sclero.
Sto sclerando infatti
Dal greco "polemikòs" che significa "attinente alla guerra", la polemica viene spesso confusa con l'opinione. L’opinione è l’idea che una persona ha in merito a qualcosa. Si tratta quindi di una valutazione e di un giudizio su quella cosa.
Un’opinione può essere originale o mutuata da qualcun altro. Spesso le persone tendono a convertire gli altri alle proprie opinioni. In generale, alle persone andrebbe garantito il diritto a formarsi una propria opinione in merito a qualunque cosa, ma sono esistiti ed esistono ancora regimi politici all’interno dei quali non è possibile esprimere liberamente le proprie opinioni. In economia, in filosofia e nelle scienze sociali, le analisi basate su opinioni vengono ben distinte da quelle “positive”, basate sull’osservazione dei fatti. Tuttavia, non tutte le scuole di pensiero ritengono valida (o utile) questa distinzione.
L'illuminismo ebbe come caposaldo il riconoscimento dell'importanza delle opinioni altrui. In particolare una citazione erroneamente attribuita a Voltaire diceva "Posso non condividere la tua opinione, ma sono disposto a dare la mia vita affinché tu possa esprimerla"
Usare la polemica nel rapporto di relazione implica nell'intenzione di partenza, una situazione di potere, dove il polemizzando, non desidera raggiungere un accordo comune, ma bensì, vuole imporre la propria idea sull'altro, camuffandola (?) come discussione.
In filosofia, la ragione (dal latino ratio, con l’influenza del francese raison) è la facoltà per mezzo della quale, o il processo attraverso il quale, si esercita il pensiero, soprattutto quello astratto. La ragione è ritenuta dalla maggior parte dei filosofi una facoltà universale, tale da essere condivisa tanto dagli umani quanto, teoricamente, da angeli, animali o intelligenze artificiali. Sono molti i pensatori che si sono dedicati allo studio di questa nozione, dando luogo a molteplici prospettive, spesso reciprocamente incompatibili.
La ragione viene talvolta definita come la facoltà (o il processo) di produrre inferenze logiche. A partire da Aristotele, tali ragionamenti sono stati classificati sia come ragionamenti deduttivi (intendendo che procedono dal generale al particolare) sia come ragionamenti induttivi (intendendo che procedono dal particolare al generale). Nel diciannovesimo secolo, Charles Peirce, filosofo americano, ha aggiunto a queste due una terza categoria, il ragionamento adduttivo, intendendo "ciò che va dalla migliore informazione disponibile alla migliore spiegazione", che è diventato un elemento un importante elemento del metodo scientifico. Nell’uso moderno, "ragionamento induttivo" include spesso ciò che Peirce ha denominato "adduttivo".
Esistono accezioni più ampie del termine “ragione”. George Lakoff e Mark Johnson hanno descritto così la ragione ed i suoi scopi:
A volte si oppone la ragione alla sensazione, alla percezione, al sentimento e al desiderio; per David Hume la ragione è al servizio dei desideri (cioè il mezzo per ottenere ciò che si vuole).
Per i razionalisti la ragione è la facoltà con la quale si apprendono intuitivamente le verità fondamentali. Queste verità fondamentali sono le cause (ovvero le “ragioni”) per cui è tutto ciò che è ed avviene tutto ciò che avviene. A sua volta, l’empirismo nega l’esistenza di una tale facoltà.
Per Immanuel Kant, la ragione è il potere di sintetizzare i concetti forniti dall’intelletto. La ragione in grado di fornire principi a priori è chiamata da Kant "pura" (aggettivo che dà il titolo alla sua opera principale, La critica della ragion pura), per distinguerla dalla "ragion pratica" che riguarda invece la morale del comportamento.

non parli. Soprattutto tra le lenzuola. Sei muto. Hai sempre avuto pudore dei tuoi sentimenti. Perchè ne hai e li sento. Ogni volta li sento di più. Ho provato a sfuggirti buttandomi in braccia indecenti. Forse perchè le tue sono troppo eleganti. E piene di orgoglio. Ne hai ben ragione di esserlo. Non solo perchè sei bello davvero damorire. Ed è un eufemismo... ma hai un dono unico. Sei onesto. Nei sentimenti, nelle perole, nelle promesse. Tu fai e non dici. Tu ci sei. Sempre.
E la volta che decidi di parlare estrai un poker di assi. Ti aspetti la Scala, Reale.
Ma sono orgogliosa anche io e dirti: Si. Starò qui vicino a te e partirò il meno possibile, mi riesce difficile. Ma d'altronde una Scala Reale senza l'asso non è unaverascalareale. Li hai tutti tu.
Venerdì, tesoro, mi accontenterò di un full di assi. E tirerò giù la Scala. Promesso.

....come: si,si,si...

...come: libidine vera...

come: Kazzo come sono felice...

Nottataccia. Milano ce l'ha con me. Ora ha deciso di non farmi dormire. Scusatemi quindi se ho il cervello impanato. Perchè è proprio così che lo sento.
E' un periodo a dir poco frenetico. Succede di tutto. Sto cambiando casa, macchina, prox studio e nei prossimi mesi aprirò altri uffici. Tutto ciò in mezzo a lavoro, viaggi e uomini. Che hanno una grande dote. Quella di farmi perdere un sacco di tempo.
Spesso dico che se fossi almeno bruttina sarei quantomeno Presidente del Consiglio. E invece c'è quella faccia da insaccato di Prodi.
Vabbè. Penseremo anche a quello.
Oggi vado a decidere la macchina. Spero di non esagerare, ma conoscendomi, credo lo farò.
Ho un entusiasmo assopito. Non credo proprio me la consegneranno subito e se è quella che penso non potrò neanche usarla per il viaggio di domani visto che ha solo 2 posti e noi siamo in quattro. Ma tra il mare e la macchina scelgo il primo.
Spero di tornare in forma a breve. In fondo basterebbe dormire.

Quando finalmente si riacquista la propria amata taglia si fanno cose quantomeno stravaganti.
Esempio: mai preoccupata del tempo in vita mia. In genere non guardo neanche se piove. Ho sempre l'ombrello in macchina e comunque ho i capelli ricci. Quindi chissenefrega...
Oggi (complice uno specchio che di recente mi da' grandi soddisfazioni e una riunione serale con due gran tocchi di ....) apro la finestra per guardare com'è. Bellissima giornata.
Ne consegue: Tailleur Bianco Pantaloni che mi va largo nonostante lo abbia acquistato ad agosto
Dio, che soddisfazione!
Ma con una cintura ci sta e quindi esco.
Splendida Splendente, avverto immediatamente un freddo porco.
Come dicevo ieri sera a qualcuno la bellezza è una trappola dalla quale noi donne non possiamo uscire. Neanche con 4 lauree e una serie di altri titoli.
'Fanculo

Oggi c'è davvero poco da tirarsela. Sveglia all'alba, già tossica da un paio di antistaminici diversi (ormai li mischio li frullo, ne faccio pozioni). Risultato: calata la tosse. Congiuntivite a palla.
Indosso uno dei tailleur più decenti che ho. Non il migliore, con quegli occhi da rana sarebbe sprecato, e mi avventuro in un paese sperduto vicino a Rho, dove c'è un nuovo importante cliente.
Essere efficaci con quell'espressione da demente, causata da uno sguardo non propriamente assassino è stato difficile. Per non dire faticoso.
Se approva anche questo preventivo significa che mi trasfosmassi pure nella signorapina a questi può fregargliene meno.
Seppur femmina e femminista quando mi sento una sorta di ratto faccio una fatica del diavolo a lavorare come vorrei. Cosa stupida e pure maschilista, se analizzata bene, ma così è. Imbecillechesono. D'altronde nessuno è perfetto. Nemmeno io.
...qualche volta...

L'opera, mi sembra giusto precisarlo, è di Jennifer Janesko. Direi bellissima.
Ho il vizio di postare immagini di donne bellissime quasi esclusivamente bionde. Può non piacere ma è più forte di me. D'altronde che io sia una vanitosa egocentrica non è un mistero...
Ma passiamo alla domanda.
Perchè ci sono persone che non riescono a tenere rapporti con gli/le ex e altri sì?
Io sì, non solo, considero i mei ex migliori degli amici normali (ovviamente se di sesso maschile). Ritengo di conoscerli meglio. Salvo qualche naturale eccezione. Credo di non aver nessun interesse ad incontrare solo 2 dei miei ex. Gli altri sono sempre nel mio cuore.
Mi chiedo perchè qualcuno non riesce a sopportare questa continuità di rapporto. Sarò ingenua ma davvero non lo capisco.
Se qualcuno me lo spiega ne sarò contenta.
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Ieri sera mentre mi ingozzavo di vitello tonnato - con il risultato di sentirmi la salsa spalmata in modo piuttosto uniforme su tutto il fegato - riflettevo su questa schiavitù tipicamente femminile nel dovere, volere essere sempre belle. Dopo i 40, in teoria, è necessario prolungare ciò che la natura o il culo ci ha dato il più a lungo possibile. Poichè la bellezza, inutile negarlo, aiuta a vivere meglio e soprattutto partecipa attivamente alla costruzione della nostra felicità.
Premesso che farò il possibile (con esclusione del vitello tonnato e del vino con le bolle) per non deludere
cercando di prolungare i tempi massimi consentiti,
mi sto abituando all'idea di diventare finalmente un'affascinante signora, piuttosto simpatica, naturalmente elegante (da un certo punto in poi quest'ultima è essenziale altrimenti rischi di sembrare una vecchia rincoglionita).
Ogni età ha le sue bellezze. Sarà per questo che mi sono praticamente rovinata a causa di due Armani?
E non parlo del pittore, ovviamente.
Altra perla di saggezza. Con questa posso congedarmi e passare a cose serie come il pranzo. Appunto.

Mi sembra che sia una corsa continua. Ostacoli ovunque. Ogni tanto il salto riesce benissimo. Altre si cade. Basta non spaccarsi.
Sono caduta più volte da cavallo e rimontata. Neanche a dirlo. Ma delle volte mi chiedo: ma se uno non avesse l'energia, che grazie al cielo ho, come si fa? Sarebbe un inferno...
Bisogna ragionare in un ottica di semplificazione. Sono sicura che sia possibile. Si tratta solo di capire come.
Ragionamenti da pausa pranzo.

Tra un'oretta ho un incontro non proprio piacevolissimo.
Spero di tornare vincitrice. Ma sarà dura. Non si tratta di un maschietto. Magari. Fosse solo quello.
So che tanto non vi preoccupate. Non riesco a farlo io, figuriamoci voi. Saluti cari.
Trattasi di pratica esorcizzante...

Quanti pensieri si annidano in circa 30 anni di amicizia. Quante cose nondette saltano fuori improvvisamente come se aspettassero il momento giusto per emergere. Ho il brutto vizio di essere legata a loro. I miei amici bambini. Cresciuti con me. Eppoi ti ritrovi unasera, quando la moglie è in vacanza, e scopri l'universo che ognuno ha tenuto celato, chi per 10, chi per 20, chi per circa trent'anni. Scopri meccanismi sconosciuti. Ma stesse simbiosi. Prevedibili quanto imprevedibili eventi.
E un circolo d'amore, amicizia, fastidio, scorre. Come se nel frattempo niente fosse accaduto.Come se quellochec'èstatoinmezzo non conti veramente un cazzo.
Tutto è lì nella fontana, nel boate con il suo oro, nel ciao taroccato, nel tuffo con l'ombrellone. E Luca che ha sposato l'attrice famosa e canta. Come canta? Dove canta?
Cosa cazzo ho fatto in questi trentanni se tutto ma proprio tutto mi riconduce inevitabilmente a loro?
Scoprire poi che era meglio prima, per riorganizzare il prima, evitando il poi.
Siamo tutti nella stessa barca. Lo scopro ogni giorno.
Mentre scrivo tutt'altro penso a questo concetto sul quale insisto da un po' e impatto sul testo che segue, sul quale non concordo nelle conclusioni.
Ovvio che la materia sia pesante e lo sia la stessa vita. Basti pensare alle multe e ai ritardi dei treni per averne un'idea piuttosto precisa. Senza voler andare su cose più impegnative.
Ma....e lì sta la forza - occorre essere capaci di rendere tutto "digeribile". Diciamo così.

La magnifica illusione
di Eugenio Tassini
La leggerezza è una tentazione che si agita nelle nostre menti ormai da tempo. Anzi, con gli anni è diventata un vero e proprio pensiero, quasi una ideologia che tutto spiega e piega. Gran parte della cultura (in senso più che ampio) degli ultimi anni è stato un tentativo di sottrarre peso. In letteratura, a teatro, nella moda, in arte, in cucina, in architettura. Ha avuto i suoi cantori (Calvino per esempio e le sue scellerate Lezioni americane, Peter Brook e le sue rappresentazioni, i minimalisti e così via), e questo ha dato alla leggerezza una patina di rispettabilità e di nobiltà (quasi fosse una stato da raggiungere con molta fatica e lavoro). Ma soprattutto è diventata col tempo sinonimo di buon gusto. Una persona leggera (lieve), uno stile leggero (sofisticato). L'importante è togliere (chili, parole, scenografie). L'ignorante è greve, l'intellettuale è raffinato. Anche in tavola prevale questa presunta superiorità della leggerezza. Per esempio sono definiti popolari (nel senso di consueti, tradizionali ma anche poveri e un po' volgari) il gorgonzola o la carbonara, non il caviale o le ostriche.
Non è un problema solo di calorie: la cucina francese (che pure ha la sua besciamella) è percepita come leggera rispetto a un cannolo siciliano. Il contrario di leggerezza, non a caso, ha valore soltanto negativo: la pesantezza è volgare, inerte, opaca, fa male anche alla salute (il nuovo cibo è "leggero", e l'industria alimentare si premura di informare i consumatori sulla leggerezza - in calorie - dei suoi prodotti). Lo stile pesante è involuto, ricco di inutili parole. Le canzonette erano state definite "musica leggera" nel senso di poco impegnata (cioè che impegnava poco, o meno, il compositore e l'ascoltatore) ma ormai chi ci pensa più a questo: un premio nobel per la scienza (Dulbecco) ha presentato il festival di Sanremo, rito sacro della melodia commerciale italiana.
Insomma, la leggerezza è un sistema di valori che, come tale, coinvolge tutto (teatro, letteratura, arte, design, moda, religione) nell'intima convinzione di poter stravolgere regole profonde.
Invece la materia è pesante (la massa) e tende inesorabilmente a precipitare (forza di gravità). Il pensiero "leggero" rincorre l"illusione di poter ignorare questa realtà (confine?). La materia "leggera" sarà infine capace di staccarsi dalla terra e avvicinarsi al cielo? Lo spirito è, per sua natura, leggero. Al contrario della carne, che è anche debole e stanca.
Eppure questo, all'inizio, è stato un secolo pesante. L'industria (pesante) lavorava l'acciaio (pesantissimo). Le idee (forti) si aggiravano spettralmente per l'Europa. Transatlantici (pesantissimi, anche troppo) solcavano i mari. Si costruivano torri di ferro (Eiffel) per rappresentarsi. La consapevolezza della materia (della sua inevitabilità, della sua prevalenza) è rimasta fino alla fine degli anni Ottanta. Quando si immaginava il futuro, si ipotizzavano ancora computer enormi (Asimov) e monoliti neri senza fine (Arthur C. Clarke).
Ora è vero che, come ricorda lo stesso Calvino, le scoperte del Dna (il mondo si regge su entità sottilissime) e l'affermarsi dell'informatica (bits senza peso) sembrano far prevalere un universo "leggero". Ma è un universo matematico (nel primo caso, e comunque la somma di tutto da sempre un peso finale) o "virtuale", cioè finto, nel secondo caso.
La pesantezza era la nostra forza e il nostro limite. Ma sapevamo di non poterla ignorare. Quella era la regola del gioco. Ricordate L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera? Non era altro che un romanzo sull'impossibilità di essere leggeri. L'universo, riconosce lo stesso Calvino, è governato dalla pesantezza del vivere. Quindi la leggerezza appartiene a un altrove che non è di questo mondo.
All'inizio del secolo, Le Courbusier aveva disegnato un tavolo che giocava proprio con i materiali per costruire una illusione ottica. Il piano era un cristallo, le gambe una struttura nera. La percezione visiva dell'oggetto suggeriva un piano leggero appoggiato su solidi sostegni. Ma se si provava a sollevare i due oggetti, le gambe erano leggerissime (realizzate con materiale aeronautico) e il piano pesava moltissimo (un cristallo di notevole spessore). Le Courbusier sapeva che la leggerezza, al massimo, poteva essere soltanto una magnifica illusione. Un gioco raffinato, perché il peso era inevitabile e la materia inesorabile.

Ho capito da un pezzo che le oscillazioni del mio umore sono verificabili monitorando il mio rapporto con la burocrazia.
Nella media, la odio. Fatico ad aprire le buste. Pago all'ultimo. Leggo malvolentieri tutto quel che riguarda la mia vita - chiamiamola - amministrativa.
Quando sono veramente in buona invece, apro tutto, leggo tutto, pago tutto.
Oggi ho pagato anche l'ICI, entro i termini giusti. Così mi dicono.
Quanto al mio lavoro non ha niente a che fare con la burocrazia, nonostante sembri così. Anche se può apparire strano.
Mi rimane sempre un certo fastidio a controllare i conti. Anche quando sono ottimi. Anche se Paperone è uno dei miei veri idoli, non ho mai capito la sua perversione nel contare i soldi. E' una roba tristissima. Sia quando sono pochi ma anche quando sono molti. E' grigio di natura.
Post da adulta sto giro. Starò invecchiando? No, dimenticavo oggi sto a quota 23.

Ogni tanto ho una tendenza incomprensibile nel complicare le cose. Come se avere qualche difficoltà rendesse il gioco più intrigante.
Ovviamente i miei giocatori sono di qualità e al gioco sanno stare.
Battaglie. Non guerre.
Ho dormito poco stanotte ma soprattutto ho finito le sigarette. Due ottimi motivi per andare in branda.
Qualcun altro amico ha scoperto il blog. Più amici veri si avvicinano più necessariamente aumenta il desiderio di nonsvelare.
Il blog deve avere una vita breve. Ogni tanto occorre emigrare in altri lidi. Nonostante gli amici.
Una specie di carovana che ti porti di blog in blog. Una specie di circo. Virtuale. Ma mica tanto.

L'infanzia. Si dice che sia un momento fondamentale della nostra vita. In cui si comprendono tante cose di noi stessi e degli altri. In cui si forma il nostro carattere.
Io allora stavo quasi sempre al mare. Tutti i w.e. , tutte le feste, le pasque, i capodanni, le vacanze.
E 2 erano i miei chiodi fissi. Prima Lui. Poi Lui. Con il secondo, che adoro quanto me stessa, dopo quasi sei anni insieme, ho un rapporto speciale. Fatto di tutto. Inutile spiegare. Con il n. 1 il desiderio di sempre. Realizzato solo ora. Per la prima volta, neanche 1 mese fa.
"Anche se non eravamo propriamente Amici ho sempre stimato T. Non ho mai ritenuto opportuno insidiare la sua donna..." mi ha detto un paio di settimane fa.
Porca miseria, non me ne sono neanche accorta, che un pensiero del genere ti avesse mai sfiorato...credevo di non piacerti...
"M....mi sei SEMPRE piaciuta..." (oh cazzo "lo sapevo" devodirlo a R....)
"Maddai.... E me lo dici solo ora???"
Che ti sogno da sempre. Che ho il filmino di noi insieme (prima produzione all'età di 6 anni). Revisioni. Cicliche, direi bimestrali, fino ad oggi. Con qualche pausa. Lo ammetto. Maledette pause del cazzo.
Ok mi sono distratta. Ora che ti guardo bene...ora che ti ascolto mi sono distratta pochissimo...
Dio........... E pensare che ha dei dubbi su quanto mi interessa...Ok. Tientili. E' presto.
L'infanzia, ti entra nel sangue, ti forma, ti cresce, ti fa essere quello che sei..... Che siamo.
Sei bello più di me. E mai l'avrei creduto possibile.
Diventeremo GRANDI. Quando? Odio aspettare...

Giochi di bimbi che diventano adulti. In comune corse in bicicletta, l'uomo nero e merende nella capanna, ma anche guerre, battute, arrabbiature. E stucco nei capelli. I miei, che sono sempre stati una valanga.
Non vedo l'ora di giocare con te. Mai sopportato le attese. Ma a pensarci bene ti attendo da circa trentanni.
L'unica cosa che mi viene in mente ora è "Dio, quanto sei bello". Eri bello anche a 8 anni. Avevi e hai uno sguardo che da sempre mi frulla lo stomaco. Forse questa volta avrò il coraggio di dirtelo.
Forse questa volta mi vendicherò dello stucco.
Qualcuno dovrà spiegarmi perchè tendo a parcheggiare, per non dire rottamare, persone valide mentre adoro, per non dire idolatro, perfetti coglioni.
Stasera un mio nuovo-amico mi ha detto: ho un paio di maschietti carini e affidabili da presentarti....
Gli ho risposto: affidabili sono i cani....sarà per un'altra volta grazie.
L'unica motivazione a tutto qusto è che quando una è bilancia ascendente stronza ha poca scelta.

Non c'entra niente ma vogliamo stendere un velo PIETOSO su questo Governo? eppoi mi sparlano di Berlusconi. Troppa l Mortadella (spessa) sugli occhi fa male. Sisa.