Dal greco "polemikòs" che significa "attinente alla guerra", la polemica viene spesso confusa con l'opinione. L’opinione è l’idea che una persona ha in merito a qualcosa. Si tratta quindi di una valutazione e di un giudizio su quella cosa.
Un’opinione può essere originale o mutuata da qualcun altro. Spesso le persone tendono a convertire gli altri alle proprie opinioni. In generale, alle persone andrebbe garantito il diritto a formarsi una propria opinione in merito a qualunque cosa, ma sono esistiti ed esistono ancora regimi politici all’interno dei quali non è possibile esprimere liberamente le proprie opinioni. In economia, in filosofia e nelle scienze sociali, le analisi basate su opinioni vengono ben distinte da quelle “positive”, basate sull’osservazione dei fatti. Tuttavia, non tutte le scuole di pensiero ritengono valida (o utile) questa distinzione.
L'illuminismo ebbe come caposaldo il riconoscimento dell'importanza delle opinioni altrui. In particolare una citazione erroneamente attribuita a Voltaire diceva "Posso non condividere la tua opinione, ma sono disposto a dare la mia vita affinché tu possa esprimerla"
Usare la polemica nel rapporto di relazione implica nell'intenzione di partenza, una situazione di potere, dove il polemizzando, non desidera raggiungere un accordo comune, ma bensì, vuole imporre la propria idea sull'altro, camuffandola (?) come discussione.
In filosofia, la ragione (dal latino ratio, con l’influenza del francese raison) è la facoltà per mezzo della quale, o il processo attraverso il quale, si esercita il pensiero, soprattutto quello astratto. La ragione è ritenuta dalla maggior parte dei filosofi una facoltà universale, tale da essere condivisa tanto dagli umani quanto, teoricamente, da angeli, animali o intelligenze artificiali. Sono molti i pensatori che si sono dedicati allo studio di questa nozione, dando luogo a molteplici prospettive, spesso reciprocamente incompatibili.
La ragione viene talvolta definita come la facoltà (o il processo) di produrre inferenze logiche. A partire da Aristotele, tali ragionamenti sono stati classificati sia come ragionamenti deduttivi (intendendo che procedono dal generale al particolare) sia come ragionamenti induttivi (intendendo che procedono dal particolare al generale). Nel diciannovesimo secolo, Charles Peirce, filosofo americano, ha aggiunto a queste due una terza categoria, il ragionamento adduttivo, intendendo "ciò che va dalla migliore informazione disponibile alla migliore spiegazione", che è diventato un elemento un importante elemento del metodo scientifico. Nell’uso moderno, "ragionamento induttivo" include spesso ciò che Peirce ha denominato "adduttivo".
Esistono accezioni più ampie del termine “ragione”. George Lakoff e Mark Johnson hanno descritto così la ragione ed i suoi scopi:
- La ragione include non solo la nostra capacità di produrre inferenze logiche, ma anche quella di condurre indagini, risolvere problemi, valutare, criticare, decidere il modo di agire e raggiungere la comprensione di se stessi, degli altri e del mondo. (Lakoff e Johnson 1999, pp. 3-4)
A volte si oppone la ragione alla sensazione, alla percezione, al sentimento e al desiderio; per David Hume la ragione è al servizio dei desideri (cioè il mezzo per ottenere ciò che si vuole).
Per i razionalisti la ragione è la facoltà con la quale si apprendono intuitivamente le verità fondamentali. Queste verità fondamentali sono le cause (ovvero le “ragioni”) per cui è tutto ciò che è ed avviene tutto ciò che avviene. A sua volta, l’empirismo nega l’esistenza di una tale facoltà.
Per Immanuel Kant, la ragione è il potere di sintetizzare i concetti forniti dall’intelletto. La ragione in grado di fornire principi a priori è chiamata da Kant "pura" (aggettivo che dà il titolo alla sua opera principale, La critica della ragion pura), per distinguerla dalla "ragion pratica" che riguarda invece la morale del comportamento.